Questi quattro calciatori rappresentano l’ossatura e il talento del Calcio Jugoslavo (e poi Serbo-Montenegrino) tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei duemila. Ognuno ha incarnato un profilo diverso: dal genio puro di Stojković alla freddezza europea di Mijatović, fino alla potenza fisica di Milošević e Kovačević.
Dragan Stojković: Il “Maradona dell’Est“:
Dragan Stojković meglio conosciuto con il soprannome di “Piksi“, è considerato uno dei più grandi talenti della storia del calcio jugoslavo e serbo. Centrocampista offensivo dotato di una visione di gioco straordinaria e di una tecnica sopraffina, è stato spesso paragonato a Diego Armando Maradona, guadagnandosi l’appellativo di “Maradona dell’Est“.
L’ascesa e il mito della Stella Rossa (1981-1990):
Stojković inizia la sua carriera nel Radnički Niš, la squadra della sua città natale, debuttando tra i professionisti nel 1981. Il vero salto di qualità avviene nel 1986, quando si trasferisce alla Stella Rossa di Belgrado.
• Icona del club: Diventa rapidamente il leader e il capitano della squadra.
• Zvezdina Zvezda: È stato insignito del titolo di “Quinta Stella della Stella Rossa“, un onore riservato solo ai giocatori che hanno avuto un impatto leggendario sulla storia del club.
• Successi: Con la Stella Rossa vince due campionati jugoslavi e una coppa nazionale, affermandosi come il miglior giocatore del paese.
L’avventura europea: Marsiglia e Verona (1990-1994):
Nel 1990, dopo un Mondiale da protagonista, viene acquistato dall’Olympique Marsiglia di Bernard Tapie per una cifra record. Tuttavia, questa fase è segnata dalla sfortuna:
• L’infortunio: Un grave infortunio al ginocchio subito all’inizio della sua esperienza francese ne condiziona pesantemente il rendimento e l’integrità fisica.
• La finale del 1991: Un momento iconico della sua carriera avviene nella finale di Coppa dei Campioni del 1991, proprio contro la “sua” Stella Rossa. Entrato dalla panchina, Stojković si rifiutò di calciare uno dei rigori della serie finale contro la sua ex squadra (che poi vinse il trofeo).
• Parentesi italiana: Nel 1991-92 approda in Serie A con la maglia del Verona in prestito, ma i problemi fisici non gli permettono di esprimersi al meglio, collezionando solo 19 presenze e una rete.
La rinascita in Giappone: Nagoya Grampus (1994-2001):
Quando la sua carriera sembrava avviata al tramonto, Stojković sceglie di trasferirsi in Giappone al Nagoya Grampus Eight. È qui che vive una “seconda giovinezza”:
• Sotto la guida di Wenger: Con l’arrivo di Arsène Wenger in panchina, Piksi diventa il fulcro della squadra, vincendo il premio come MVP della J–League nel 1995.
• Leggenda nipponica: Rimane in Giappone per sette stagioni, diventando un idolo assoluto per i tifosi (che gli hanno dedicato una tribuna e una strada). Si ritira dal calcio giocato nel 2001.
La Nazionale Jugoslava:
In Nazionale è stato il capitano e il simbolo della transizione dalla RSF Jugoslavia alla RF Jugoslavia.
• Italia ’90: Il suo punto più alto, dove segnò una memorabile doppietta contro la Spagna negli ottavi di finale.
• Francia ’98 ed Euro 2000: Nonostante l’età e gli infortuni passati, guidò la squadra come leader carismatico in queste competizioni internazionali.
La carriera da Dirigente e Allenatore:
Dopo il ritiro, Stojković ha ricoperto ruoli di grande prestigio:
• Dirigente: È stato Presidente della Federazione calcistica della Serbia e successivamente Presidente della Stella Rossa.
• Allenatore in Asia: Ha guidato il Nagoya Grampus (vincendo lo storico titolo nel 2010) e i cinesi del Guangzhou R&F.
• CT della Serbia: Dal 2021 siede sulla panchina della nazionale serba, che ha condotto alla qualificazione per i Mondiali 2022 e per gli Europei 2024, riportando stabilità e mentalità offensiva alla squadra.
Predrag Mijatović: L’Eroe della Septima:
Predrag “Peđa” Mijatović è considerato uno dei calciatori più eleganti e determinanti della storia del calcio balcanico. La sua carriera è indissolubilmente legata a un momento leggendario: il gol che riportò la Champions League a Madrid dopo un’attesa di 32 anni.
Gli Esordi e l’Ascesa in Jugoslavia:
Mijatović inizia la sua carriera professionistica nel Budućnost Titograd (oggi Podgorica), dove mette in mostra un talento cristallino che cattura l’attenzione dei grandi club.
• Partizan Belgrado (1989-1993): Nel 1989 passa al Partizan, diventando rapidamente l’idolo dei tifosi. In quattro stagioni vince un campionato jugoslavo e una coppa nazionale, affermandosi come un attaccante tecnico, veloce e dotato di un tiro precisissimo.
L’Esplosione in Spagna: Valencia:
Nel 1993 si trasferisce al Valencia, dove vive stagioni di altissimo livello realizzativo.
• In tre anni segna 68 gol in 128 partite e nella stagione 1995-1996 tocca l’apice con 28 reti in campionato, prestazione che gli vale il premio di miglior calciatore straniero della Liga e attira l’interesse del Real Madrid.
Il Mito di Madrid e la “Septima“:
Il passaggio al Real Madrid nel 1996 segna il vertice della sua carriera. Sotto la guida di Fabio Capello, vince subito la Liga nel suo primo anno.
• La notte di Amsterdam (20 maggio 1998): Mijatović entra nella storia del club segnando il gol decisivo nella finale di Champions League contro la Juventus. Quel 1-0 regalò ai “Blancos” la loro settima Coppa dei Campioni, mettendo fine a un digiuno che durava dal 1966.
• Palmarès al Real: Oltre alla Champions, vince una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa di Spagna. Nel 1997 si classifica secondo nel Pallone d’Oro, dietro solo a Ronaldo “Il Fenomeno“.
La Parentesi Italiana: Fiorentina:
Nel 1999, Mijatović approda in Serie A alla Fiorentina per circa 25 miliardi di lire. Nonostante l’età e alcuni infortuni ne limitino l’impatto esplosivo visto in Spagna, contribuisce alla vittoria della Coppa Italia 2000-2001. In maglia viola colleziona circa 60 presenze e segna gol d’autore, confermando la sua classe immutata.
Fine Carriera e Nazionale:
• Levante: Chiude la carriera agonistica in Spagna con il Levante nel 2003.
• Nazionale: È stato un pilastro della Jugoslavia (poi RF Jugoslavia). Vince il Mondiale U-20 del 1987 (la “generazione d’oro”) e partecipa ai Mondiali 1998 e agli Europei 2000. In totale vanta 73 presenze e 27 reti con la maglia della nazionale maggiore.
Dopo il Ritiro:
Mijatović non ha mai lasciato il mondo del calcio, ricoprendo il ruolo di Direttore Sportivo del Real Madrid dal 2006 al 2009, periodo in cui il club ha vinto due titoli consecutivi della Liga.
Savo Milošević: Il Bomber d’Europa:
Savo Milošević è stato uno dei centravanti più prolifici e iconici del calcio balcanico tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Dotato di una struttura fisica imponente (186 cm), di un eccellente colpo di testa e di un mancino potente, ha lasciato il segno in diversi campionati europei e con la maglia della propria nazionale.
Gli inizi e l’esplosione al Partizan (1992-1995):
Milošević inizia la sua carriera professionistica nel Partizan Belgrado, dove si impone immediatamente come un talento generazionale. In tre stagioni segna ben 65 gol in 98 partite, vincendo due campionati jugoslavi e una coppa nazionale. La sua media realizzativa impressionante attira le attenzioni dei club della Premier League.
L’avventura europea: Inghilterra e Spagna (1995-2000):
• Aston Villa: Nel 1995 si trasferisce a Birmingham per 3,5 milioni di sterline. In Inghilterra vive momenti alterni (venendo soprannominato scherzosamente “Savo-no-goal” nei periodi di magra), ma vince la Coppa di Lega 1996, segnando uno splendido gol nella finale vinta 3-0 contro il Leeds United.
• Real Saragozza: Nel 1998 approda in Spagna, dove vive probabilmente il miglior biennio della sua carriera a livello di club. Con il Saragozza segna 38 gol in due stagioni, diventando uno dei bomber più temuti della Liga e guadagnandosi l’appellativo di “Van Basten serbo“.
Il passaggio al Parma e il girovagare in prestito (2000-2004):
Nel 2000, il Parma lo acquista per la cifra record di circa 50 miliardi di lire per sostituire Hernán Crespo. Tuttavia, l’esperienza italiana non è all’altezza delle aspettative: in Serie A fatica ad adattarsi e viene considerato una “meteora”, realizzando solo 9 reti totali in maglia crociata. Inizia quindi una serie di prestiti che lo riportano in Spagna:
• Ritorno a Saragozza, poi Espanyol (12 gol) e Celta Vigo (14 gol), dove recupera la sua vena realizzativa.
Gli ultimi anni: Osasuna e il ritiro in Russia (2004-2008):
Trova stabilità all’Osasuna per tre stagioni, contribuendo alla storica qualificazione del club in Champions League. Chiude la carriera nel 2008 con il Rubin Kazan, dove vince il campionato russo segnando il gol decisivo per il titolo prima di appendere gli scarpini al chiodo.
La Nazionale: Record e Capocannoniere a Euro 2000:
Il punto più alto della sua carriera è legato alla nazionale della Jugoslavia (poi Serbia e Montenegro). È stato a lungo il primatista di presenze (102) e reti (37). Il suo capolavoro assoluto rimane Euro 2000, dove si laurea capocannoniere del torneo (a pari merito con Patrick Kluivert) segnando 5 gol in 4 partite. Ha inoltre partecipato ai Mondiali del 1998 e del 2006.
Carriera da Allenatore e Dirigente:
Dopo il ritiro, Milošević ha ricoperto ruoli dirigenziali nella federazione serba prima di passare alla panchina:
• Partizan: Ha guidato il club in due diverse occasioni (2019-2020 e nuovamente nel 2024), vincendo una Coppa di Serbia.
• Olimpia Lubiana e Bosnia-Erzegovina: Ha avuto brevi esperienze in Slovenia e come Commissario Tecnico della Bosnia (2023-2024).
• Recente: All’inizio del 2025 ha intrapreso un’avventura in Iran alla guida del Nassaji Mazandaran.
Nota: Nonostante il successo in Spagna, Savo ha sempre dichiarato che il suo unico rimpianto è stato non riuscire a imporsi nel calcio italiano con la maglia del Parma.
Darko Kovačević: Lo Specialista dell’Area:
Darko Kovačević è stato uno dei centravanti serbi più iconici a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, noto per la sua possente struttura fisica (187 cm) e la straordinaria abilità nel gioco aereo.
Gli inizi e l’ascesa:
Cresciuto nel Proleter Zrenjanin, Kovačević si mette in luce giovanissimo segnando 25 reti in due stagioni. Questo gli vale il passaggio alla Stella Rossa di Belgrado nel 1994, dove esplode definitivamente segnando 37 gol in meno di 50 partite. Dopo una breve e poco fortunata parentesi in Inghilterra allo Sheffield Wednesday, approda in Spagna alla Real Sociedad nel 1996, diventando un idolo locale grazie a tre stagioni di altissimo livello.
Il periodo italiano: Juventus e Lazio:
Nel 1999 la Juventus lo acquista per circa 37 miliardi di lire. Nonostante la concorrenza di giganti come Del Piero e Inzaghi, Darko riesce a ritagliarsi uno spazio importante:
• Specialista europeo: È stato capocannoniere della Coppa UEFA per due anni consecutivi (1998-99 con la Real Sociedad e 1999-00 con la Juventus).
• Gol pesanti: I tifosi bianconeri lo ricordano soprattutto per una doppietta decisiva a San Siro contro l’Inter.
Nel 2001 si trasferisce alla Lazio nell’ambito dell’operazione che portò Marcelo Salas a Torino. L’esperienza romana è però deludente: colleziona poche presenze e non riesce mai a trovare la via del gol in campionato.
Il ritorno al successo e il ritiro:
Nel gennaio 2002 torna alla Real Sociedad, dove vive una seconda giovinezza formando una coppia d’attacco formidabile con Nihat Kahveci e sfiorando la vittoria della Liga nel 2003. Chiude la carriera in Grecia con l’Olympiacos (2007-2009), dove continua a segnare con regolarità e vince titoli nazionali. È costretto al ritiro improvviso nel gennaio 2009 a causa di problemi cardiaci (ipertensione arteriosa) rilevati durante un controllo d’urgenza.
Dopo il calcio giocato:
Kovačević è rimasto nel mondo del calcio come dirigente, ricoprendo più volte il ruolo di Direttore Sportivo per l’Olympiacos e collaborando con la federazione serba. Nel 2020 è stato protagonista di un fatto di cronaca ad Atene, dove è rimasto ferito a una gamba durante un agguato, riuscendo fortunatamente a salvarsi.



