Questi calciatori sono due icone del calcio a cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Pur avendo stili diversi – Larsson un predatore d’area instancabile e Kluivert un centravanti moderno e tecnico – entrambi hanno lasciato un segno indelebile in club come il Barcellona e nelle rispettive nazionali.
Henrik Larsson: “Il Re dei Re“:
Edward Henrik Larsson soprannominato “Henke“, è considerato uno dei calciatori svedesi più forti di tutti i tempi e una vera leggenda del calcio europeo. La sua carriera è un esempio raro di come un giocatore possa diventare un’icona assoluta in diversi paesi, mantenendo un’umiltà e una professionalità che gli sono valse il rispetto di compagni e avversari.
Gli inizi e l’affermazione (Helsingborg e Feyenoord):
Larsson inizia a farsi notare nell’Helsingborg, la squadra della sua città, dove segna valanghe di gol (oltre 50 in meno di 60 partite) aiutando il club a tornare nella massima serie svedese. Nel 1993 si trasferisce al Feyenoord, in Olanda. Qui trascorre quattro stagioni formative, vincendo due Coppe d’Olanda, ma è nel 1997 che avviene la svolta che cambierà la sua vita e la storia di un club.
Il “Re dei Re” a Glasgow (Celtic FC):
Nel 1997 Larsson approda al Celtic, in Scozia, per una cifra che oggi sembra ridicola (circa 650.000 sterline). In sette stagioni a Parkhead, diventa una divinità per i tifosi biancoverdi:
• Numeri spaventosi: Segna 242 gol in 315 partite.
• Successi: Vince 4 titoli scozzesi, rompendo l’egemonia dei Rangers, oltre a diverse coppe nazionali.
• Scarpa d’Oro: Nel 2000-2001 vince la Scarpa d’Oro europea segnando 35 gol in campionato (53 totali in stagione).
• Fedeltà: Nonostante offerte dai top club europei, resta al Celtic anche dopo un gravissimo infortunio (rottura della gamba nel 1999), tornando più forte di prima. La sua ultima partita è la finale di Coppa UEFA 2003, dove segna due gol nonostante la sconfitta contro il Porto di Mourinho.
La consacrazione europea (Barcellona e Manchester United):
A 32 anni, molti pensano che Larsson sia a fine carriera. Invece, si trasferisce al Barcellona (2004-2006) per dimostrare di poter eccellere anche nei campionati d’élite. Diventa l’uomo della provvidenza: nella finale di Champions League 2006 contro l’Arsenal, entra dalla panchina e cambia la partita fornendo i due assist decisivi per la rimonta dei blaugrana (2-1). Ronaldinho e Henry lo indicheranno come il vero MVP del match. Nel 2007, durante una pausa del campionato svedese, accetta un prestito breve di 10 settimane al Manchester United. Nonostante le sole 13 presenze, Sir Alex Ferguson e i compagni rimangono folgorati dalla sua classe e intelligenza tattica, tanto che lo United vincerà la Premier League anche grazie al suo contributo carismatico.
La Nazionale Svedese:
Con la Svezia, Larsson ha collezionato 106 presenze e 37 reti. È stato protagonista di:
• USA ’94: Contribuisce allo storico terzo posto mondiale degli svedesi.
• Euro 2004: Dopo un iniziale ritiro, torna in nazionale a furor di popolo, segnando uno dei gol di testa più belli della storia della competizione contro la Bulgaria.
Finale di Carriera:
Larsson ha chiuso la carriera nel 2009 nell’Helsingborg, tornando dove tutto era iniziato. Oggi è ricordato non solo come un finalizzatore implacabile (famoso per la sua esultanza con la lingua di fuori), ma come un attaccante totale capace di giocare per la squadra.
Patrick Kluivert: Il “Cormorano” Precoce:
Patrick Stephan Kluivert è stato uno dei centravanti più iconici e completi della sua generazione. Dotato di una tecnica sopraffina, unita a una struttura fisica imponente e un’intelligenza tattica fuori dal comune, ha segnato la storia del calcio europeo tra la metà degli anni ’90 e l’inizio dei 2000.
L’esplosione all’Ajax: Il “Golden Boy” di Vienna:
Cresciuto nel vivaio dell’Ajax, Kluivert debutta in prima squadra nel 1994 a soli 18 anni. Sotto la guida di Louis van Gaal, entra immediatamente nella storia:
• Champions League 1995: Nella finale di Vienna contro il Milan, entra dalla panchina e segna il gol decisivo dell’1-0 a pochi minuti dalla fine. Diventa così il più giovane marcatore di sempre in una finale di Champions League (record ancora imbattuto).
• Successi: Con i “Lancieri” vince due campionati olandesi, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA, segnando 39 gol in 70 presenze di campionato.
La parentesi difficile al Milan (1997-1998):
Nel 1997 si trasferisce al Milan a parametro zero. Nonostante l’enorme potenziale, la sua stagione in rossonero è deludente: in un Milan in crisi di risultati, Kluivert fatica ad adattarsi al calcio italiano, segnando solo 6 gol in 27 partite di Serie A (9 gol totali in 33 presenze). L’esperienza dura solo un anno, ma resta celebre il suo soprannome di allora: “il cormorano dalle ali di cachemire”.
La gloria a Barcellona (1998-2004):
La sua rinascita avviene in Spagna, dove ritrova Van Gaal. Al Barcellona, Kluivert vive gli anni migliori della sua carriera. Forma una coppia d’attacco leggendaria con Rivaldo e successivamente convive con talenti come Ronaldinho e Luis Figo. Vince la Liga nel 1998-1999 e in 6 stagioni colleziona 257 presenze ufficiali e segna 122 gol, diventando uno dei migliori marcatori della storia del club catalano.
Il declino e il ritiro (2004-2008):
Dopo l’addio al Barça, inizia una fase di declino fisico dovuto a vari infortuni. Veste le maglie di:
• Newcastle United: Una stagione discreta in Inghilterra (2004-2005).
• Valencia: Un’esperienza sfortunata condizionata dagli infortuni.
• PSV Eindhoven: Vince un’altra Eredivisie (2006-2007), segnando anche un gol polemico proprio contro il suo ex Ajax.
• Lilla: Chiude la carriera in Francia nel 2008.
La Nazionale Olandese:
Kluivert è stato per anni il simbolo dell’attacco degli Oranje. Ha segnato 40 gol in 79 presenze, detenendo il record di miglior marcatore della nazionale olandese dal 2003 fino al 2011 (quando fu superato da Robin van Persie). È stato capocannoniere di Euro 2000 con 5 reti ed ha partecipato ai Mondiali del 1998, dove l’Olanda arrivò quarta.
Post-Ritiro:
Dopo il ritiro, Kluivert ha intrapreso la carriera da allenatore (vice di Van Gaal al Mondiale 2014) e dirigente (DS del PSG e responsabile del settore giovanile del Barcellona). Oggi la sua eredità continua anche attraverso i figli, in particolare Justin Kluivert.

