Garrincha: L’Angelo dalle Gambe Storte che Insegnò al Mondo a Sorridere ⚽️🇧🇷

Mané Garrincha (Manoel Francisco Dos Santos) è universalmente riconosciuto come una delle più grandi ali destre nella storia del calcio e un’icona del futebol bailado brasiliano. La sua carriera, ricca di successi sportivi ma anche di turbolenze personali, lo ha reso l'”Allegria del Popolo” e, per molti, il secondo calciatore brasiliano più grande dopo Pelé.

Gli Inizi e le Sfide Fisiche:

Nato nel 1933 a Pau Grande, una piccola città industriale vicino a Rio de Janeiro, Garrincha dovette affrontare fin dall’infanzia gravi problemi fisici: una malformazione congenita e gli effetti della poliomielite gli avevano causato una spina dorsale storta, il bacino sbilanciato e, in particolare, la gamba destra più corta di circa 6 centimetri rispetto alla sinistra (nonostante un intervento chirurgico correttivo). I medici lo dichiararono invalido e incapace di praticare sport a livello agonistico. Ironia della sorte, furono proprio le sue gambe storte e la sua andatura zoppicante a conferire al suo gioco un’imprevedibilità e un talento unici, diventando il suo tratto distintivo.

La Carriera nei Club: L’Era del Botafogo:

Garrincha giocò la maggior parte della sua carriera professionistica, e gli anni migliori, nel Botafogo di Rio de Janeiro.

L’Ingaggio e gli Anni d’Oro (1953-1965): Nonostante il suo talento fosse già noto nelle squadre locali, fu ingaggiato dal Botafogo nel 1953 per una cifra irrisoria, una delle più basse nella storia del calcio professionistico brasiliano. La leggenda narra del suo provino in cui umiliò il difensore della nazionale Nílton Santos, che subito ne chiese l’ingaggio. Al Botafogo, collezionò 614 presenze e segnò 245 gol, formando una squadra memorabile. Vinse tre Campionati Carioca (1957, 1961, 1962) e due Tornei Rio-San Paolo.

Declino e Tappe Brevi: Dopo il 1965, il suo fisico, provato dai problemi congeniti e da una vita sregolata (soprattutto l’alcolismo), iniziò a cedere, in particolare il ginocchio. Ebbe brevi e meno brillanti esperienze in altre squadre brasiliane (Corinthians, Flamengo, Olaria) e persino all’estero (Atlético Junior in Colombia e Red Star a Parigi). Si ritirò ufficialmente nel 1972, giocando la sua partita d’addio nel 1973.

L’Apice in Nazionale:

Le sue performance con la Nazionale Brasiliana lo consacrarono leggenda:

Debutto e Svezia 1958: Debuttò in Seleção nel 1955. Ai Mondiali di Svezia 1958 formò un attacco formidabile insieme a Pelé, Zagallo e Vavá. I due esordirono insieme contro l’Unione Sovietica e Garrincha contribuì in modo fondamentale alla conquista del primo titolo mondiale per il Brasile.

Cile 1962: L’Apice: Fu il suo torneo più brillante. Con Pelé fuori per infortunio dopo la seconda partita, Garrincha si caricò la squadra sulle spalle, guidando il Brasile alla vittoria del secondo titolo mondiale consecutivo. Fu il protagonista assoluto, capocannoniere del torneo (4 gol) e votato Miglior Giocatore del Mondiale.

Il Record Invicto: Il Brasile non ha mai perso una partita quando sia Garrincha che Pelé giocavano insieme (40 partite totali, 36 vittorie e 4 pareggi).

Inghilterra 1966: Partecipò anche al Mondiale del 1966, ma ormai le sue condizioni fisiche erano compromesse, e la sconfitta contro l’Ungheria fu l’unica sconfitta della sua carriera in Nazionale (50 presenze, 12 gol).

La Vita Fuori dal Campo e la Morte:

La sua vita privata fu segnata da una grande sregolatezza e da una forte dipendenza dall’alcol, che aveva ereditato dal padre. Nonostante l’enorme successo sportivo, non riuscì mai a gestire la sua vita personale e le sue finanze, dilapidando il suo patrimonio e conducendo una vita sentimentale tumultuosa (ebbe 14 figli riconosciuti). Garrincha morì prematuramente il 20 gennaio 1983 a Rio de Janeiro, a soli 49 anni, a causa delle complicazioni di una cirrosi epatica e di un edema polmonare, in condizioni di indigenza e degrado. La sua morte causò un lutto nazionale in Brasile, con un corteo funebre che vide la partecipazione di migliaia di persone. Nonostante la tragica fine, Garrincha resta nel cuore dei tifosi come il simbolo del genio spontaneo, dell’allegria e della magia pura del calcio.